La mostra

Fra il 1303 e il 1305 Giotto, su commissione di Enrico Scrovegni, affrescò una cappella concepita per accogliere lui stesso e i suoi discendenti dopo la morte. Questa piccola chiesa romanico-gotica, dedicata a Santa Maria della Carità, è considerata un capolavoro della pittura del Trecento italiano ed europeo e una delle massime espressioni dell’arte occidentale.

Il ciclo pittorico della cappella è centrato sull’avvenimento di Dio che si fa uomo per aprire all’uomo la strada verso il suo personale destino di gloria. Sulle pareti della navata sono sviluppati tre temi principali, ciascuno in dodici episodi: la vita di Gioacchino e Anna, e la vita di Maria fino all’Annunciazione; l’infanzia di Gesù e la sua vita pubblica; la sua passione, morte e risurrezione, fino alla Pentecoste. Infine lo zoccolo con le personificazioni delle sette virtù e dei sette opposti vizi che conducono rispettivamente al Paradiso e all’Inferno del grande Giudizio Universale dipinto sulla controfacciata.

 

Allestimento a Venezia, Scuola di San Rocco
foto: Alessandro Boscolo Agostini

Allestimento a Venezia, Scuola di San Rocco

 La mostra, prodotta da Itaca, consente un primo e approfondito incontro con il capolavoro di Giotto grazie ad una fedele riproduzione fotografica, in scala 1:4, delle pareti della cappella dopo i restauri del 2002, che hanno riportato gli affreschi all’antico splendore rivelando la bellezza e la genialità della pittura giottesca che influenzò generazioni di artisti e mutò i canoni stilistici dell’arte italiana ed europea.

Allestimento a Portoviro

Il volume-guida, curato da Roberto Filippetti, permette al visitatore di cogliere la ricchezza di significati custoditi negli affreschi, che trovano espressione anche nel simbolismo dei colori e dei numeri, del bestiario e dell’erbario, negli intriganti giochi prospettici, nelle corrispondenze fra Antico e Nuovo Testamento.

Giotto infatti, assieme a Dante, è all’apice di una cultura in cui ogni particolare partecipa di un ordine che tutto abbraccia.